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La Politica si è dimenticata dei Poveri

 

        L’Italia attraversa da quattro anni una crisi che, come già detto da più fonti autorevoli, non è solo crisi economica e occupazionale ma crisi di solidarietà sociale. Alcuni sostengono che la crisi debba diventare un’opportunità, un’occasione per ripartire a pari condizioni. Non vorrei fare un discorso  veteroidealista, ma in realtà il gap economico e di opportunità sociali permane, con la differenza che chi era più fortunato ” ha tenuto” e cerca di andare avanti, invece, chi si trovava in condizioni disagiate ha visto peggiorare la propria condizione sino, in certi casi, alla perdita del riconoscimento sociale della propria dignità.

In questi quattro anni attraverso l’impegno degli operatori della “Giorgio La Pira Cooperativa Sociale Onlus”, che opera nelle sue sedi di Palermo, Marineo, Enna assistendo circa 600 persone,  ho potuto osservare la realtà sociale siciliana da un punto di vista diverso ed acquisire esperienza offrendo assistenza ai disagiati nonostante le difficoltà, la burocrazia e  in certi casi nonostante anche certe decisioni adottate dalle pubbliche istituzioni.

 

La rete di solidarietà tra Enti fa fronte alla crisi a tutela di chi è più debole, ma ogni giorno che trascorre rimango sempre più colpito dall’indifferenza, da parte delle Istituzioni pubbliche statali.

Indifferenza anche da parte dei mezzi d’informazione in merito all’abbandono, da parte dello Stato, delle Organizzazioni che in questi anni sono state l’unico vero sostegno alle famiglie più bisognose d’Italia grazie alla distribuzione gratuita periodica di derrate alimentari come la Caritas, il Banco Opere di Carità o la Fondazione “Banco Alimentare” che assiste 360.000 persone in Italia.

 

La Commissione Europea lo scorso febbraio ha definito il passaggio dal PEAD al FEAD.

Il PEAD, istituito nel 1987,  ha destinato fondi comunitari per l’acquisto e redistribuzione ai Paesi membri l’eccedenza della produzione alimentare. Per offrire un servizio più completo la Commissione l’ha sostituito con il FEAD. La differenza è nella sostanza e nella forma: nella sostanza i fondi saranno destinati non solo all’acquisto di derrate ma anche per beni e servizi di prima necessità. La forma però ha bloccato il recepimento e messa in atto dei fondi comunitari. Infatti fino al 2013 la gestione in Italia era affidata all’AGEA (Agenzia Erogazioni in Agricoltura), agenzia del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, invece adesso, non trattandosi solo più di alimenti, è affidata al Ministero del Lavoro e Politiche Sociali.

Il problema è che il Ministero del Lavoro, in tre mesi ancora non ha individuato un soggetto al quale attribuire la competenza di gestione dei fondi e, soprattutto, come gestirli: distribuzione gratuita? Buoni d’acquisto presso esercizi convenzionati? Una  “nuova social card” ?

Nel frattempo l’ultima distribuzione alle Organizzazioni risale al dicembre 2013 e molti centri di smistaggio sono vuoti come a Cosenza, dove non verrà eseguita la distribuzione di maggio.

Mi rendo conto che il Ministro Poletti sia impegnato con  la “Legge per il lavoro” (o “Job Act” che sembra molto più “professional”) ma proprio perché Poletti viene dal mondo della cooperazione spero riesca a sbloccare al più presto questa impasse.

In Italia spesso si assiste ad una “gara di virtù” tra le Istituzioni a vari livelli (si veda il caso “casta – rimborsi parlamentari” e “casta – rimborsi consiglieri regionali”) ed anche in questo caso tale “competizione” non è mancata.

 

 Nel 2013 la Giunta della Regione Siciliana, in nome di un “bilancio innovativo”, dopo aver abolito la “tabella H” ed aver creato la nuova graduatoria (valutata da una Commissione regionale) ha ritenuto opportuno tagliare i fondi destinati agli Enti (in particolare, la Fondazione “Banco Alimentare” ha subito una riduzione del 50% rispetto al finanziamento che era stato previsto dalla Commissione di valutazione regionale). Con la stessa delibera di Giunta su 11 Enti ammessi al finanziamento 3 hanno ricevuto il 71% dei fondi totali destinati e gli altri sette (tra cui il Banco) hanno avuto suddiviso il restante 29%. In tutto ciò l’Assessore alla Famiglia Bonafede  l’11 dicembre 2013  ha affermato: “Abbiamo fatto quel che potevamo con i fondi a disposizione, presenteremo un emendamento nella nuova Finanziaria per stanziare risorse aggiuntive”. Il tempo è galantuomo. A gennaio 2014 si approva la Finanziaria, ad aprile cambia l’Assessore ma il citato emendamento intanto è scomparso.

 Mi auguro che il nuovo assessore Bruno abbia la sensibilità di capire che una concreta lotta alla malavita passa anche da questo, che il sistema mafioso non si combatte con gli spot, le frasi ad effetto o con le ospitate in tv  ma sostanzialmente dando ai cittadini le opportunità di lavoro, assistendoli nei momenti di bisogno, ovvero  ponendo i cittadini  in condizione di non aver bisogno dei “favori” dei mafiosi.

Esistono due tipi di uomini di Stato: quelli che “fanno l’antimafia” e tali non danno fastidio a nessuno (in primis ai mafiosi) e quelli che “fanno con coscienza il proprio dovere”. Quest’ultimi sono quelli che danno fastidio, “rompono le scatole”, perché mettono i cittadini in condizione di dire ai mafiosi: “non ho alcun interesse di te perché da te non mi serve nulla”.

Mi chiedo quando avremo tanti politici, amministratori e funzionari pubblici “rompiscatole”…

 

Gianfranco Marotta.