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Oggetto: Lettera aperta

Oggetto: Lettera aperta.

A tutti i politici di buon senso.

Gianfranco MarottaLa situazione è drammatica ma non preoccupante.
La frase può sembrare una classica frase fatta ma in realtà è il leitmotiv che sembra orientare la politica del Paese.

In questa frase, da una parte vi è la realtà delle condizioni socio-economiche e occupazionali nelle quali versa l’Italia riportato da tutti gli istituti di statistica e demoscopici, dall’altra vi è invece l’autoconvincimento di una classe dirigente governativa che ha totalmente perso il contatto con la realtà che governa.

O meglio, bisognerebbe dire, vorrebbe governare ma non vi riesce per essersi incuneato con le proprie mani in un cul de sac dal quale non trova via d’uscita.
Il governo Berlusconi 2008 era nato come il governo del fare perché aveva la più ampia maggioranza che si potesse conquistare con questo tipo di legge elettorale (circa cento deputati in più e circa venti senatori in più rispetto le opposizioni).
Bene, dopo due anni questa maggioranza si è andata via via assottigliando fino ad oggi ad entrare in uno stato di impasse che ha bloccato totalmente l’attività parlamentare e legislativa nazionale del Paese.

Il momento risulta essere tanto più cruciale perché, se è vero che in un modo o nell’altro l’economia italiana ha cercato di tenere nei confronti della crisi economica globale, ora vi è il momento più delicato perché è quello del rilancio, degli investimenti dei fondi e mentre ciò sta cominciando ad esser fatto dai governi degli altri Paesi l’Italia adesso è ferma e rischiamo di subire la concorrenza non solo delle economie dei Paesi extracomunitari (che seguono certamente altre regole di mercato) ma anche dai Paesi comunitari dai quali rischiamo di essere sopraffatti.

Il Paese è fermo perché il Governo è fermo, è stato frenato da una serie di decisioni prese dall’Esecutivo che hanno anteposto i problemi personali dei governanti ai problemi comuni dei governati: basta citare esempi come i tagli trasversali ai ministeri a prescindere dalle proprie necessità e il sempre crescente numero di disoccupati in una crisi di lavoro nella quale i datori, per rimanere in mercato, lasciano “scegliere democraticamente” ai propri dipendenti: o la modifica in ribasso del riconoscimento dei propri diritti o la delocalizzazione delle attività, dove il lavoro costa meno e quindi il licenziamento dei suddetti lavoratori.

Questa la risposta di molti datori, ma quella del Governo?
Il governo, dopo due anni, si ripresenta alle Camere per farsi dare la fiducia su cinque punti programmatici per il rilancio dove si parla di grandi opere, di riforme… (come se non avesse governato per i due anni precedenti) ma comunque ottiene la fiducia di tutto il centro destra e come grande rilancio qual è la prima proposta che interessa l’intera Italia? La vita di ogni cittadino italiano? Il Lodo Alfano…
In pratica quello che era nato come governo del fare, che avrebbe potuto fare, in realtà per due anni ha prima tenuto in ostaggio il Parlamento, con continue fiducie pur avendo un numero così alto di deputati e senatori e ora si blocca il Parlamento tra leggi e dibattiti legati alla figura personale del Presidente del Consiglio e da equilibri e ricatti tra le varie forze di maggioranza che sono nate da una continua frammentazione del centrodestra. Equilibrio che per mantenerlo non è necessario prendere questa o quella decisione ma congelarsi, essere statici per non scontentare nessuno e così la legislatura va avanti “tirando a campare” e ci si accontenta di mettere semplicemente mensilità dietro mensilità.

Certo, queste affermazioni saranno demagogiche e qualunquiste ma il problema vero è che lo stesso equilibrio dell’inattività politica, dovuto alla frammentazione del centro destra, si è riprodotto anche nelle amministrazioni regionali e locali come dimostrano il gelo dell’inattività che è calato sul comune di Palermo.

L’amministrazione del comune di Palermo, in teoria, essendo guidata da un Sindaco che non ha la spada di Damocle delle elezioni, dell’immediato bisogno di consenso popolare, in quanto non ricandidabile per legge potrebbe avere una giunta con le mani libere e fare grandi cose per la città di Palermo, bene per non si sa quale timore è tutto fermo è tutto, appunto, congelato.

Anche la giunta della Regione Siciliana rispecchia questo continuo stare sotto schiaffo da parte di tutti i partiti e deve ricorrere ad un continuo cambio di assessorati, ben quattro in due anni, in continui impasti e rimpasti.

Personalmente, anch’io sono contro i ribaltoni, anch’io sono per il rispetto dell’esito elettorale e anch’io ritengo l’attuale legge elettorale una tra le peggiori e antidemocratiche leggi esistenti che supera in audacia, nell’assegnazione del premio di maggioranza, sia la legge elettorale del ’53 (cosiddetta “legge truffa”) e addirittura la fascista “legge Acerbo”.

Ma quando ogni giorno la gente comune che incontro, gli amici, le tante persone che mi sostengono mi espongono i loro e i tanti problemi che le istituzioni non è che non risolvono, ma proprio non prendono in considerazione perché, appunto, sono bloccati nel voler preservare la propria posizione e mirano alla conservazione dello status quo allora quale è l’unica via d’uscita?

L’unica via d’uscita è un atto di dignità e coraggio che devono mostrare tutti i politici a prescindere dell’appartenenza partitica e cioè avere almeno un po’ di buonsenso e ripartire attraverso una nuova espressione della volontà popolare e quindi, si presentino nuovi progetti e programmi e si vada al voto. Se ci sono politici ancora che sentono di avere la missione politica, se a cominciare dal Presidente del Consiglio ci si crede di essere statisti allora si abbia coraggio e si ricominci perché uno statista pensa innanzitutto al bene comune per il Paese e chi invece pensa soltanto a “galleggiare”, come afferma il Presidente della CEI mons. Bagnasco, è bene che lasci spazio a chi (a prescindere del partito d’appartenenza) ha la volontà di presentare e applicare le soluzioni migliori ai troppi problemi.

In quanto esponente del Partito Democratico chiedo in nome della gente comune, dei tanti che politicamente magari non riescono a farsi sentire, alla dirigenza del Partito la definizione di una linea condivisa tra militanti e cittadini che identifichi dei punti di proposte precise, chiare e una leadership che prenda una posizione netta che non faccia confondere ciò che è ovvero la democrazia e la strategia politica del Partito, del quale sono orgoglioso di appartenere, con ciò che non è, ovvero ciò che può erroneamente apparire come il “Partito del Re Tentenna” che pensa ad un opportunismo politico.

Dato che son certo che il PD farà il possibile e troverà una posizione e delle proposte utili per il Paese ed il PD non è il partito di “color che son sospesi”, son sicuro che questo mio appello non cadrà nel vuoto ma sarà ascoltato.


Palermo 9/11/2010                                                                                                                                 Gianfranco Marotta