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GUAI...

  … a chi da scandalo ai piccoli, questo era quello che diceva qualcuno, circa duemila anni fa e purtroppo questo monito ancora oggi non viene ascoltato, questa richiesta non viene accolta, anzi non ci si limita a scandalizzare i piccoli, ma a commettere violenza psicologica e anche fisica su di essi.

Gli ultimi fatti di cronaca relativi alle violenze (non presunte ma effettive poiché sono state registrate da videocamere) subite da bambini da parte di insegnanti in un asilo nido di Milano.

Purtroppo questo non è stato il primo caso in Italia e nuovamente si è aperto il dibattito “videocamere nelle aule di asilo”.

Il problema, purtroppo non è la presenza di videocamere di controllo o no nelle scuole, perché queste sono manifestazioni, sintomi di un male ben più profondo, ben più complesso che sta alla radice.

Intendiamoci, non è il caso di buttare tutto in “sociologismo”, come ci consigliava il buon Jacques Maritain, ma in effetti la riproposizione di comportamenti negativi e lesivi della dignità e dell’integrità psichica e fisica di chi li subisce, denotano la presenza di problemi, appunto più profondi.

La violenza non è un fattore causale, ma un fattore comportamentale figlio di altre motivazioni che vanno ricercate nella frenesia, nella continua richiesta sempre di aspettative sempre più alte che gli altri e che noi stessi ci imponiamo e che da giusta spinta alla crescita personale diventa una spada di Damocle, un’asticella sempre più alta da dovere saltare e verso la quale ci sentiamo sempre più inadeguati in una società nella quale per gli altri e per noi stessi valiamo in base a come appaiamo, alle piccole imprese quotidiane che affrontiamo, al successo che abbiamo e non per quello che siamo, per la nostra natura imperfetta, per i nostri limiti e debolezze umane che dobbiamo nascondere per sembrare nuovi supereroi, uomini perfetti che “non devono chiedere mai” (come ci ricordava un messaggio pubblicitario alcuni anni fa).

Naturalmente tutto questo non è un attenuante o una giustificazione alla violenza, che non è mai giustificata poiché “chi usa la violenza non è un uomo”, perché l’uomo ha la ragione, il dialogo… ragione e dialogo che sembrano sempre più oppresso dal “hic et nunc”, dal qui e adesso, dal tutto e subito.

E l’uomo ha i suoi limiti. E così la ragione, il dialogo, l’ascolto e la pazienza (che dovrebbe essere la virtù dei forti), scompaiono e con un semplice atto di violenza mostriamo tutta la nostra debolezza, una violenza gratuita, insensata, irrazionale, inutile, ancora di più se la rivolgiamo proprio verso chi non ha nessuna possibilità di difesa: minori, anziani, disabili…

Allora, noi possiamo mettere tutte le telecamere che vogliamo e in parte forse potremo limitare la violenza ed i danni che essa genera, ma se non cominciamo ad ammettere che siamo imperfetti, che siamo così, che è giusto impegnarsi individualmente a migliorare e a “fare” di più… ma siamo così, è la nostra natura ed una vita spesa a “correre” per cercare obiettivi che si allontanano continuamente, cerchiamo di cominciare ad apprezzarci e ad apprezzare, a considerarci e a considerare ad amarci e ad amare così come siamo, con i nostri limiti, le nostre mancanze, le nostre imperfezioni perché dobbiamo ricordarci che la vita è sempre troppo breve e non vale la pena angustiarsi quotidianamente per  “il successo e le aspettative”, perdendoci così Noi le piccole gioie della vita e facendo subire agli altri il peggio di Noi, l’arroganza, la violenza, la sopraffazione, la mancanza del principio che sta alla base di una vita in una comunità civile: il rispetto della dignità umana sempre e comunque.