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CINQUE PAROLE

 
ars sala-dercole
 

La legislazione italiana ed in particolare quella regionale siciliana è strana, infatti spesso ci si lamenta per l’astrusità, i bizantinismi dei testi legislativi la cui interpretazione risulta essere impossibile per un comune mortale poiché, spesso un articolo, di legge rimanda ad un altro articolo  di un’altra legge che a sua volta  richiama ad un terzo testo normativo, ma in Sicilia l’Assemblea Regionale Siciliana è riuscita, per una volta, ad ovviare tutto ciò e con solo “cinque parole”: infatti l’articolo 37 della legge di bilancio della Regione Siciliana per l’anno 2015 così sancisce “il comma 3 è abrogato”.

Di quale comma, di quale articolo e legge si parla?

Si parla del comma 3 dell’articolo 21 della legge regionale n. 36 del 1991. Certo, scritto così non significa quasi niente, ma quel comma di quell’articolo di quella legge stabiliva una piccola ma importante conquista per la Cooperazione Sociale siciliana, cioè le spese per il  “controllo di revisione del bilancio” a cui, giustamente, sono soggette le Cooperative Sociali dal 1991 fino al 2014 sono state per metà a carico della cooperativa e per metà a carico della Regione.

Certo, questo era una piccola agevolazione, ma risultava essere importante per quelle piccole cooperative sociali che, in particolare si occupano di servizi del Terzo Settore, di volontariato e per le ONLUS che, ricordiamo, come li definisce il loro stesso acronimo sono “NON LUCRATIVE”, significa che non hanno e per legge non possono avere profitti  o “dividendi” da ripartire tra i soci.  

Da ciò si può comprendere meglio quanto, questo contributo da parte della Regione Siciliana, sia utile ed importante soprattutto per le “piccole cooperative”  quelle che ogni giorno nel silenzio e senza “big sponsor politici o mediatici” dedicano il loro impegno “a fare”, a prestare un servizio gratuito, un ausilio a chi non può accedere ai servizi di assistenza  privata o anche a quelli che le istituzioni pubbliche dovrebbero fornire con maggiore efficienza ed efficacia, dovrebbero …  appunto.

Il 30 aprile scorso,  con l’approvazione dell’art. 37 della legge finanziaria regionale del “governo Crocetta”, l’Assemblea Regionale Siciliana, con sole cinque parole ha deciso di apporre un tratto di penna al comma 3 dell’art. 21 della legge regionale 36/91 ed in questo modo ha deciso di lasciare totalmente a carico delle cooperative le spese per il controllo della revisione del bilancio.

Siamo d’accordo che in questi mesi in Italia le cooperative non sono viste di buon occhio ed è vero che vi sono cooperative che nascono ed esercitano attività esclusivamente per interessi illeciti più che per fornire servizi alla comunità ed è vero che siamo in tempo di crisi, ma non si possono non fare due considerazioni, una di politica generale ed una più importante di politica sociale:

La prima. La legge finanziaria, come tutti sappiamo, è la più importante legge dell’anno in quanto comprende in sé tutti i capitoli di spesa per la gestione, in questo caso, della Regione e allora quale se non questa legge richiede la massima assunzione di responsabilità da parte di chi la vota e la massima presenza da parte degli stessi rappresentanti dei cittadini dichiarando con il proprio voto la condivisione o il rifiuto di quelle disposizioni. Questo quando nelle Istituzioni vi sono persone che hanno un minimo di senso civico e svolgono il proprio mandato al servizio di chi li ha scelti come rappresentanti, cioè i cittadini elettori, ma quando non è così accade che una legge finanziaria venga approvata  con 39 voti a favore alla presenza di 43 deputati regionali sui 90 che costituiscono l’Assemblea, cioè 47 deputati assenti al momento della votazione!

Significa che il bilancio della Regione viene approvato dalla “maggioranza politica” che di fatto però esprime la “minoranza” dei voti! Un’assurdità che dimostra quanto l’Assemblea Regionale Sicilia e questo governo regionale sia nato da una minoranza elettorale, ricordiamo che la coalizione a sostegno di Crocetta ottenne alle elezioni regionali il 27 % dei voti validi, considerando quanti siciliani disertarono le urne e pertanto non solo non ha una maggioranza reale elettorale ma è incerta anche quella parlamentare dal momento che assume decisioni di tale importanza con numeri in aula che sarebbero da opposizione e ciò che certifica la conclusione “de facto”  di tale coalizione di maggioranza è che la finanziaria ed il bilancio sono stati votati “grazie” e ripeto “grazie” alla presenza in aula e al voto favorevole del deputato dell’opposizione Giovanni Greco del Partito dei Siciliani, partito che alle elezioni regionali si presentava a sostegno della candidatura alla presidenza della Regione di Gianfranco Miccichè (insieme all’allora Grande Sud e FLI) contro lo stesso Crocetta ed ancor di più il “prezioso voto” di Greco (senza il quale non vi sarebbe stato il numero legale) proviene da un deputato di quel partito, il Partito dei Siciliani che ha come leader fondatore l’ex presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, proprio quello stesso Lombardo “brutto, sporco e cattivo” contro il quale Crocetta nel 2012 iniziò la sua famosa “rivoluzione” e adesso il “rivoluzionario” Crocetta deve ringraziare il partito del “reazionario” Lombardo se il suo governo ha un bilancio.

La seconda riflessione, molto più grave e più seria rispetto all’arte circense di certa politica, è che l’Italia e la Sicilia sta attraversando una “Terza Fase di Welfare System” che può avere risvolti drammatici; infatti siamo partiti da un “sistema assistenziale” sbagliato, dal momento che risultava essere un onere totalmente a carico dello Stato per un lungo periodo (violentando così le teorie di Keynes) e quindi ingrossando la spesa pubblica  generando  una lievitazione del debito pubblico ed un aggravamento dell’imposizione fiscale sui cittadini, siamo arrivati ad un sistema di “private welfare” dove le associazioni, le cooperative,  etc…  hanno potuto colmare le lacune, i ritardi, le mancanze del pubblico prestando loro servizi e assistenza gratuita a chi versa in condizioni di disagio economico, sociale o versa in uno stato di difficoltà fisica, non gravando in maniera eccessiva sulla spesa pubblica se non ottenendo per lo più qualche forma di agevolazione di tipo fiscale o in certi casi qualche contributo. Adesso, in questa “Terza Fase” che si sta aprendo, lo Stato e gli Enti Locali (tra cui la Regione), stanno sempre più “liberandosi” dalla responsabilità di sostenere questi soggetti ed in tempo di crisi si chiudono i finanziamenti o si tagliano le agevolazioni. La cosa potrebbe essere logica: in tempo di crisi lo Stato riduce gli aiuti alle imprese economiche e lascia alla “libertà d’iniziativa e al libero mercato”, ma questa logica è del tutto assurda applicarla nel caso di questo tipo di soggetti giuridici, perché queste sono associazioni, parrocchie, cooperative sociali, Onlus che forniscono servizi gratuiti alla comunità, ai cittadini e non hanno un profitto, non hanno “dei guadagni”, spesso o meglio sempre le loro attività si basano sul volontariato e quei pochi fondi che possono avere a disposizione servono appena per la sopravvivenza dello stesso ente (associazione, cooperativa, etc…) e allora se lo Stato, la Regione, i Comuni procedono per questa via di “austerity” del welfare privato gli enti si troveranno di fronte a un bivio: o cessare le attività, oppure cambiare e trasformarsi in imprese economiche vere e proprie e far pagare i propri servizi, in entrambi i casi, alla fine, chi paga questo rigore? Chi ha sempre pagato: i cittadini più svantaggiati economicamente e socialmente.

Ecco, questo fa capire quanto sia vero che “le parole sono pietre” e a volte c’è il rischio che solo cinque parole, solo cinque piccole innocue “pietruzze” possano generare una valanga e quando c’è una valanga, si sa, chi ne paga le conseguenze è sempre e soltanto chi si trova più in basso, chi si trova a valle.
 
Gianfranco Marotta.