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Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne

 
Gianfranco Marotta fin che morte non ci separi Till death do us part (Fin che morte non ci separi)
 
 

Il 25 novembre ricorre la “XIV Giornata Internazionale per eliminazione della violenza sulle donne”, giornata istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU il 17 dicembre 1999. L’ONU invita, in occasione di questa giornata, gli Stati e tutte le Organizzazioni Non Governative (ma anche ad ogni singolo individuo) a promuovere attività di sensibilizzazione, divulgazione e riflessione sul triste fenomeno della “violenza di genere”, con particolare riferimento proprio alle donne vittime di tale violenza.

Secondo uno studio pubblicato nel marzo di quest’anno dall’European Agency Union for Fundamental Rights”, la situazione riguardante tale problema rimane essere ancora estremamente grave. Secondo l’indagine effettuata risulta che nella fascia di età dai 15 ai 74 anni, in Europa, il 33%,  ovvero una donna su tre, ha subito almeno una volta nella vita una forma di violenza (che sia fisica, sessuale, psicologica, discriminazione economica e/o lavorativa o molestie persecutorie continuate, il cosiddetto “stalking”).

In molti casi tali violenze segnano psicologicamente e fisicamente la vita di chi le subisce ma in altri casi, ancor più drammatici, la determinano irrimediabilmente ponendone la fine. E’ il caso degli omicidi in cui sfociano questi atti di violenza e che, quando hanno per oggetto l’odio patologico da parte dell’aggressore nei confronti del genere femminile, prendono il nome di “femminicidio”. In Italia il “biennius horribilis”, gli anni  in cui più se ne sono verificati il maggior numero sono stati il 2012 con 124 femmininicidi ed il 2013 con, purtroppo, l’impressionante aumento a 134 femmininicidi. In questi ultimi anni, però, vi è stata maggiore attenzione dei media, delle agenzia giornalistiche, ma anche delle tante associazioni ed enti che da anni operano in questo campo e ciò ha consentito un piccolo risultato: evitare un ulteriore aumento di femminicidi durante l’anno 2014 attestandosi ai tristi numeri del 2013. Naturalmente si è ancora troppo lontani dall’obiettivo che è quello che dovrebbe contraddistinguere qualsiasi Paese civile, libero e democratico nel qual si riconosce e rispetta la dignità umana, ovvero la cessazione del verificarsi casi di violenza di genere e di femminicidi.

L’anno che si appresta volgere al termine, il 2014, è stato un anno importante per l’Italia ma anche per l’intera Unione Europea perché il 1 agosto di quest’anno, grazie al raggiungimento del numero necessario di Stati Membri che l’hanno ratificata, è entrata in vigore la “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica”, comunemente chiamata “Convenzione di Istanbul”.

Tale testo legislativo è una pietra miliare per il riconoscimento e tutela della dignità umana in quanto considera la violenza di genere, la violenza su minori e la pedopornografia al pari dei “crimini contro l’umanità” ed in particolare esplicitamente si riferisce alla “violenza di genere sulle donne” e non si limita a stabilire dei principi ma, cosa ancor più importante, invita i Governi degli Stati a munirsi di una legislazione che impedisca e condanni le discriminazioni e violenze di genere.

Anche questo è stato un passo importante ed è proprio con tale fiducia che spero che lo Stato fornisca tutti gli strumenti legislativi necessari affinché le donne vittime di violenza non siano lasciate sole ma siano tutelate, ascoltate, considerate e trovino la forza esse stesse di fare attività di prevenzione, dal momento che ancora oggi sono poche le donne che trovano la forza e il coraggio di denunciare atti di violenza, persecuzione o molestie alle forze dell’ordine o di rivolgersi agli enti ed associazioni che in questi ultimi anni stanno intensificando il loro impegno di ascolto, ausilio alle vittime di tali atti. Mi auguro che queste donne non siano lasciate sole, perché loro stesse possono e devono riscoprire, rivalutare e riaffermare la propria dignità di persone libere degne di rispetto ed essere a loro volta esse stesse modelli di esempio per  le altre donne che vivono momenti di simile difficoltà.

Per porre fine a questo dramma occorre essere lungimiranti, guardare al futuro e pertanto mi auguro che anche altre donne esprimano il loro impegno: le mamme. Le madri, i genitori, educhino e facciano accrescere nei loro figli, ed in questo caso in particolare nei loro figli maschi, il dono del rispetto della persona, rispetto dell’altro sempre e comunque affinché in ogni persona (che sia uomo o donna) possano riconoscere e rispettare la dignità umana.    

Spero che sia una giornata di riflessione perché, ricordiamoci, che chi subisce una violenza anche se non muore cessa di vivere.

 

Gianfranco Marotta.