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Presidente: Hic rhodus hic salta

 

Ill.mo Presidente della Regione Siciliana

On.le Rosario Crocetta,

chi Le scrive è componente dell’Assemblea Regionale del Partito Democratico e Segretario del Circolo “Pensare Democratico” di Palermo.

Ciò che mi spinge a rivolgermi pubblicamente a Lei è lo stupore che ho provato leggendo quanto Lei ha affermato in data 31 ottobre scorso in occasione della Sua partecipazione alla seduta aperta al pubblico del Consiglio Comunale di Castelvetrano e riportato da diverse agenzia stampa, tra le quali l’ANSA.

Presidente, la Sua affermazione che mi ha lasciato interdetto è stata la seguente: “Anche nel parlamento regionale vi sono eletti dalle cosche e non c'è consiglio comunale in Sicilia che non abbia un eletto dalla mafia.”

Onorevole Presidente la Sua affermazione, che è passata tra il silenzio generale nel mondo politico, mi ha lasciato esterrefatto. Questa affermazione non è stata fatta da un uomo qualunque ad un bar mentre prende un caffè, ma dal Presidente della Regione Siciliana in carica e come tale assume un significato di responsabilità politica e morale estremamente rilevante, ancor di più se viene detta pochi giorni dopo un voto di sfiducia individuale, ripeto, individuale alla Sua carica di Presidente che l’ha riconfermata con un voto di 44 deputati a Suo sostegno contro 37 con un buon numero di assenti/astenuti e comunque sempre meno del numero che la legittimerebbe a pieno titolo (intorno ai 45-46 voti favorevoli).

Presidente proprio perché il Suo mandato nasce dalla minoranza dei Siciliani (ricordiamo che nel 2012 andarono a votare solo il 47% dei Siciliani aventi diritto al voto) e con la recente votazione in aula si confermato, ai numeri, minoranza rispetto al plenum dell’Ars può comprendere quanto ogni singolo voto sia prezioso e quanto ogni singolo voto pesi sul governo della Regione e a sua volta quanto grave sia il solo dubbio sulla genuinità in termini di legalità della presenza di ogni singolo deputato in aula.

Egregio Presidente dopo un’affermazione così grave e nelle condizioni precarie a cui è soggetto questo governo regionale in termini di stabilità, Lei ha il dovere morale di comportarsi secondo una conseguenza coerente: o si reca presso una stazione dei Carabinieri o presso una Procura della Repubblica per denunciare facendo nomi e cognomi (ed in questo caso io sarò al Suo fianco anche fisicamente) oppure manda a casa i deputati che crede siano eletti dalla mafia presentando le Sue dimissioni sciogliendo così l’Assemblea ed andando verso nuove libere e più “pulite” elezioni.

Da Siciliano spero personalmente e vivamente che, come logica imporrebbe,  prenda in seria considerazione una di queste due decisioni ma, qualora non agisse di conseguenza,  risulterebbe altrettanto chiaro agli occhi dei Siciliani che tale silenzio e “non scelta” sarebbe più grave delle Sue affermazioni perché purtroppo significherebbe due cose: o che Lei per il quieto vivere del governo e dei deputati, di tutti i deputati dell’Ars, si assume la responsabilità politica e morale di “sapere e di non fare nulla”, oppure, ugualmente grave, di usare il “taxi dell’antimafia” e per  acquisire legittimità agli occhi dei Siciliani si dedica allo sport della “caccia all’untore” tacciando di “mafiosità”  l’ignoto o chiunque sollevi dubbi e critiche sulla Sua gestione politica, legislativa e amministrativa della Regione; tecnica già prevista nel 1987 da Sciascia nel suo noto articolo sul Corriere della Sera, ad oggi tanto criticato ma che La invito a rileggere con attenzione.

 

Distinti saluti, un Siciliano che ama la Sicilia.

 

Gianfranco Marotta