Contatti MailLinkedinTwitter Facebook

Lettera aperta

Care amiche e cari amici,
Voi conoscete la mia storia e l’impegno che insieme a Voi ho cercato di portare avanti sia nell’ambito politico che in quello del Terzo Settore, in particolare nella cooperazione per la promozione sociale di chi si trova nelle condizioni più disagiate sia dal punto di vista economico che sociale.
 
Quando nel 2007 ho iniziato il mio percorso nella politica attiva sia per la mia formazione culturale che per la mia identità dal punto di vista ideologico ho aderito a “La Margherita-Democrazia è Libertà” perché in questo partito ho visto rappresentato quel bagaglio culturale proprio del popolarismo cristiano che trae le sue origini nel cristianesimo sociale di La Pira, Dossetti e Moro.
Per questi motivi e per l’apertura e l’attenzione di questo Partito a tutte le parti sociali, senza alcun pregiudizio, ho aderito a “La Margherita”.
 
Successivamente quando Francesco Rutelli e i dirigenti nazionali del Partito hanno deciso d’intraprendere una nuova via, una via Europea che avrebbe dovuto portare ad una “nuova sinistra”: moderna, Europea, riformatrice, socialdemocratica; cioè la via del Partito Democratico, una forza politica che avrebbe dovuto rinnovare lo scenario politico italiano, ne ho apprezzato e condiviso il progetto politico riassunto dal primo segretario Veltroni nel celebre “Spirito del Lingotto”.
Tutto ciò io li ho apprezzati e ancora li apprezzo ma il problema si è manifestato in Sicilia all’indomani delle primarie del Partito Democratico del 2007.
 
Infatti, anche se animati dalle migliori intenzioni, le prime primarie del PD Sicilia vedono, per il quieto vivere, un gioco di pesi e contrappesi “al bilancino”: ovvero tot numero di delegati a La Margherita e tot agli ex Democratici di Sinistra, tale numero d’incarichi agli ex “margheritini” e tale numero agli ex “diessini”.
 
Questo gioco per un anno ha comportato la paralisi dell’agire tra la gente e della linea politica da seguire al livello regionale, risultato i pessimi risultati delle elezioni regionali 2008 e l’imbarazzante successivo risultato delle elezioni provinciali di Palermo del 2008.
 
Dopo le dimissioni di Veltroni e la segreteria pro tempore di Franceschini le elezioni primarie del 2009 sono state, secondo me, le prime vere primarie di partito dove si e votato non per provenienza politica ma per progetti, per linea politica proposta al PD e tanto ne ho apprezzato la validità e l’utilità che vi ho partecipato essendo candidato ed eletto all’Assemblea Regionale del PD Sicilia nella lista “Siciliani per Bersani e Mattarella” a sostegno del poi eletto segretario Pier Luigi Bersani.
 
Inoltre alcuni mesi prima ero stato candidato ed eletto all’Assemblea Regionale dei Giovani Democratici Sicilia.
Personalmente tengo a precisare di essere orgoglioso di essere stato delegato regionale dei GD Sicilia e delegato regionale del PD Sicilia proprio perché ho creduto e credo in quel progetto e in quel percorso politico, ma dopo quattro anni a che punto siamo?
 
Dopo quattro anni di partecipazione attiva e adesione ho notato che il PD Sicilia si è sempre più frammentato al proprio interno disgregandosi in tante “parrocchie”. Ovviamente è normale e salutare per ogni partito una dialettica interna, ma questa dialettica, questo confronto non deve essere fine a se stesso e soprattutto deve coinvolgere i cittadini.
Infatti il PD in Sicilia, a parte per la presenza di qualche esponente storico della sinistra siciliana, diventa sempre meno conosciuto da parte dei siciliani i quali non conoscono bene non solo i tanti esponenti ma soprattutto le proposte politiche a livello locale del Partito.
 
Il PD Sicilia, secondo me, sta commettendo un grave errore: chiudersi in se stesso, nelle proprie stanze e così diventa un partito d’elite che lascia la presenza politica nel territorio a fianco dei cittadini ad altre forze politiche, addirittura a forze di centro destra.
 
La dimostrazione di ciò e dato da tre fattori: il primo, la disaffezione e il calo di consensi da parte dei cittadini, il secondo la quasi nulla attività dei Circoli di Quartiere che dovrebbero essere il punto di ascolto da parte del PD dei cittadini (cosa che invece avviene nel nord Italia) e infine l’evanescenza in termini di attività dell’organo che dovrebbe dare la spinta, diffondere una nuova linfa e pungolare con critiche costruttive il Partito e cioè i Giovani Democratici.
 
A Tal proposito mi piace ricordare ciò che affermava Giorgio La Pira: “ i giovani sono come le rondini, quando arrivano portano la primavera” e invece in Sicilia tale potenzialità è stata limitata ad essere nei fatti, in molti casi, la riproposizione delle suddette “parrocchie” ma in ambito giovanile.
 
La cosa che più mi allarma non è la perdita del consenso, in quanto io penso un partito non deve prendere decisioni in base agli esiti dei sondaggi, ma la sua assenza nel territorio tra la gente per timore di diventare un partito populista; adesso mi si permetta una critica ma penso che tra il rischio di essere un “partito di notabili” e quello di seguire l’insegnamento politico dell’onorevole La Qualunque, ci sarà pure una terza via, la via del riformismo, del popolarismo socialdemocratico e liberale.
 
Tutto ciò che ho scritto non costituisce una condanna del PD Sicilia, del quale condivido ancora gli ideali, ma di quelli che mi permetto indicare come errori che contrastano con la mia personale concezione di vivere la politica come un servizio, un dovere in continuo contatto con la gente, coinvolgendola e prendendo insieme le decisioni, anche impopolari se necessarie.
 
Personalmente la scelta più semplice per me poteva essere quella di mantenere gli incarichi di partito e sostenendo qualche esponente di rilievo, cercare una piccola posizione di rendita ma come già detto non concepisco la politica come una “sistemazione” e per tali motivi sento il dovere di lasciare gli incarichi di delegato regionale del PD Sicilia e delegato dei GD Sicilia e, in coerenza con i miei ideali, aderire ad Alleanza per l’Italia.
 
Agli amici del PD Sicilia auguro un buon lavoro e spero, proprio per la condivisione delle idee che han dato vita al PD nazionale, che queste mie osservazioni non cadano nel vuoto e magari un domani la possibilità di seguire a livello locale o nazionale un percorso politico in comune.
 
Gianfranco Marotta